Fedro: a proposito di gioco e serietà

Fedro, nato come schiavo e liberato in seguito dall'imperatore Augusto, è stato un favolista latino vissuto tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. Delle sue opere rimangono cinque libri nelle quali sono contenute 93 storie.

Nel racconto breve che vi propongo viene messo in evidenza quanto il gioco sia importante anche per gli adulti proprio perché la vita o la mente di un uomo come la corda di un arco può spezzarsi se tenuta sempre tesa. L'anima per dare il meglio di se ha bisogno del gioco.Sotto la mia versione dal latino.

Un cittadino ateniese, vedendo
Esopo giocare a noci in mezzo
ai fanciulli, si fermò di botto
e si mise a ridere di lui.

Dileggiatore più che dileggiato,
udendo il vecchio, pose in mezzo
alla piazza un arco con la corda allentata
e gli disse:"Orsù, o sapiente,
interpreta il mio gesto"


Accorse gente.
Quegli si tormentò a lungo senza
riuscire a risolvere l'enigma.
Finché non si arrese.

Allora il sapiente vittorioso disse:
"Tu spezzerai presto l'arco
se lo terrai sempre teso;
ma se lo allenterai potrai
servirtene quando ti servirà. 

Così di tanto in tanto devi lasciare
svagare la mente, perché sia pronta
quando ti occorrerà di meditare"




Altri Racconti:

Chris.

Volare alla velocità del pensiero...

Passando di fronte alla libreria sotto casa tra i libri esposti nella vetrina natalizia ho visto "Il gabbiano Jonathan Livingston", libro che lessi tanti anni fa, si tratta di un romanzo breve, di una fiaba, scritta da Richard Bach nel 1973, che in poco tempo è diventato un vero e proprio libro di culto e che assieme al "Piccolo Principe" dovrebbero leggere tutti.

E' una storia di autoperfezionamento che incita attraverso la metafora dei paradisi successivi a migliorarsi sempre di più a non mollare mai perché il traguardo può essere sempre là, dietro l'angolo, e soprattutto un invito a pensare con la propria testa, staccarsi ed elevarsi dallo stormo e cercare di raggiungere quegli obiettivi che per altri sono impossibili o peggio, impensabili; proprio come accade ne l'uomo che piantava gli alberi.

"Noi avremo una nuova ragione di vita.
Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza,
ci accorgeremo di essere creature
di grande intelligenza e abilità.
Saremo liberi! Impareremo a volare!"

Jonathan Livingston

Fin da piccolo Jonathan era un gabbiano diverso dagli altri, la sua passione per il volo, la ricerca continua ed esasperata di una tecnica che gli permettesse di volare in modo perfetto non era ben vista dal resto dello Stormo Buonappetito.




Il volo era visto come uno strumento per procurarsi il cibo niente di più, le prodezze, le piroette i voli della morte sempre più perfette portarono Jonathan a essere allontanato dalla comunità dei gabbiani. Divenuto un reietto, Jonathan continuò ad allenarsi, ad allenarsi, ad allenarsi ancora finché raggiunse livelli di perfezione sempre maggiore.

Un giorno morì e volò in quello che sembrava essere il paradiso dei gabbiani, lì incontrò nuovi amici e il maestro Sullivan che gli avrebbe spiegato che quello non era il paradiso ma solo un livello intermedio e transitorio che un giorno avrebbe abbandonato per salire ancora più su.

Dopo aver imparato tutto dal maestro Sullivan, Jonathan capisce che il suo corpo è ancora di intralcio e nuovi livelli di perfezione sono possibili così chiede a Ciang il gabbiano più anziano di insegnarli a volare alla velocità del pensiero...

Un giorno Jonathan tornò allo stormo Buonappetito, ma il finale non lo racconto perché questa sintesi non può in nessun modo sostituire la lettura del libro che potete sicuramente trovare in biblioteca oppure acquistarlo qui.

Altri libri:

Chris.

Storia della libertà di pensiero

Tre anni fa Paolo Villaggio ha pubblicato "Storia della libertà di pensiero" un libro che racconta e immagina le vite di alcuni dei più famosi protagonisti degli ultimi duemila e più anni di storia. Un saggio filosofico storico ma soprattutto comico e ironico intessuto di pungente irriverenza a volte forse un po' eccessiva che porterà il lettore a vedere queste persone in modo più umano.

Questo libro è un invito a vedere la storia in modo diverso cercando di non prendere per oro colato tutto quello che c'è stato insegnato, ricordandoci che anche gli eroi e i paladini erano uomini come noi con i nostri stessi pregi e difetti.




Ho trovato i video nel quale Villaggio legge parti del suo libro dedicate ad alcuni personaggi molto famosi:












La nobile intelligenza astratta

Nel video sotto , "come misurare l'intelligenza" di Repubblica TV, la psicologa Anna Oliverio Ferraris, che abbiamo già incontrato in occasione della presentazione del suo libro "Chi manipola la tua mente?", e Rita Raffaella Fabbrizio responsabile test del Mensa Italia (l'associazione che riunisce le persone con il più alto quoziente di intelligenza), dibattono su quanto siano attendibili i test di intelligenza e cosa misurino effettivamente.


intelligenza astratta

Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta
ed è la più terribile delle stanchezze. 

Non è pesante come la stanchezza del corpo,
e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. 

È un peso della consapevolezza del mondo,
una impossibilità di respirare con l'anima. 

Fernando Pessoa 


I dati oggettivi
Sono 13 i test di intelligenza ritenuti idonei a misurare il quoziente di intelligenza e normalmente lo spartiacque tra persone normali e persone più intelligenti è intorno ai 100 punti. C'è da tenere presente come la capacità di segnare un punteggio più alto cresca di 10 punti a decennio, ma questo significa che stiamo diventando più intelligenti oppure siamo più allenati a fare questi test?




I punti di vista
Secondo la Fabbrizio il test che viene somministrato agli aspiranti soci Mensa è un test che valuta il fattore G della General Intelligence o intelligenza astratta escludendo l'intelligenza cristallizzata che contiene la somma delle esperienze maturate dall'individuo nel corso della vita.

Per la Oliverio Ferraris, altre forme di intelligenza come la creatività o l'intelligenza sociale sono altrettanto importanti dato che servono per interagire col mondo e differenziarsi dalla fredda logica di un computer.

Personalmente credo che quanto ha affermato la Fabbrizio ha senso se e soltanto se la persona che esegue il test non è mai entrata in contatto o abbia assimilato i meccanismi che stanno alla base del test stesso, perché conoscere i suddetti meccanismi rientrerebbe nel bagaglio culturale e quindi nell'esperienza dell'individuo e nella sfera dell'intelligenza cristallizzata. Non è dificile supporre che a questo tipo di inquinamento culturale sarebbe più esposto un fisico nucleare che non un indigeno della Nuova Guinea.

Inoltre non si dovrebbe neppure considerare l'aspetto del Genio in senso stretto; cosa sarebbero stati Leonardo da Vinci o Albert Einstein senza la creatività?




Prova questi test di intelligenza:

Chris.

Lo Shu e la tartaruga che dà i numeri

Il primo quadrato magico risale a più di 4000 anni fa durante la dinastia Shang. Leggenda narra che a quell'epoca le forti piogge che cadevano ai monti provocavano continue esondazioni dei fiumi più a valle, distruggendo case e raccolti.

Per cercare di placare l'ira del fiume Lo, un affluente del fiume Giallo, i contadini e la popolazione che vivevano lì vicino, decisero di fare sacrifici in onore del Dio del fiume. Però il fiume continuava imperterrito a straripare e distruggere...


La popolazione disperata continuò a fare offerte sempre più consistenti senza ottenere alcun beneficio, finché un bambino notò che ogni volta che veniva offerto qualcosa al Dio del fiume, una tartaruga con un strano disegno sul guscio si avvicinava alle offerte senza interessarsene troppo, come segno inconfutabile che il Dio del fiume stava rifiutando i doni a lui offerti.

Così fu incaricato un pescatore di catturare la tartaruga con la sua rete...




ore portò la tartaruga ai saggi del villaggio, notarono che sul guscio non c'erano dei semplici segni ma vi erano dei numeri collocati su tre righe e tre colonne in modo che la somma dei numeri su ogni riga, ogni colonna e ogni diagonale dava sempre come risultato 15.
I saggi capirono che il "numero magico" 15 indicava il numero dei doni da fare al Dio del fiume e fu così che chiamarono questo quadrato magico di ordine 3 "Lo Shu".


Altri quadrati magici:
Chris.

Cerca nel blog