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martedì 27 aprile 2010

L’enigma della sfinge di Tebe.

L’enigma della sfinge sulla strada di Tebe è il primo indovinello di cui si ha documentazione scritta - viene proposto da Sofocle (Colono 496 a.C. - Atene 406 a.C.) in quella che  senz’altro è la sua composizione più famosa, l’ Edipo re.

Tanto tanto tempo fa sulla strada che conduceva a Tebe troneggiava la Sfinge: un orribile mostro con il volto e il petto di donna, ali di aquila e il corpo simile a quello di un leone.
Rimaneva appostata giorno e notte su ai piedi del monte Citerone, nei pressi della città in attesa dei poveri  viandanti.

E appena li avvistava ne bloccava il passo e testava la loro intelligenza ponendo loro un enigma. I malcapitati che non sapevano rispondere all’indovinello venivano divorati.

Il mostro era la punizione inflitta da Giunone ai Tebani per la scarsità dei sacrifici in suo onore. Creonte re di Tebe, fratello di Giocastra disperato dal flagello del mostro alato pubblicò un bando nel quale veniva promessa in sposa la sorella Giocastra e la corona di Tebe a colui che avrebbe liberato il regno dalla Sfinge.
Edipo Tentò l’impresa. E così si trovò di fronte al mostro che gli pose l’indovinello.
Qual è l'animale che al mattino ha quattro zampe,
a mezzogiorno ne ha solo due e alla sera tre?
Dopo un attimo esitazione, Edipo, rispose.
E’ l'uomo. Da bambino si trascina sulle mani e sui piedi,
diventato grande, cammina sui due piedi
e infine da vecchio si appoggia sul bastone.
La Sfinge vedendo risolto il suo enigma si suicidò lanciandosi cadere dal monte Citerone. Ed Edipo acclamato dal popolo divenne re e sposò Giocastra, sua madre.


Chris.

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